Avventure nel verde: il Castello della Pietra
Avventure nel verde: il Castello della Pietra
Avventure nel verde: il Castello della Pietra

Avventure nel verde: il Castello della Pietra.

Rieccomi qua con un nuovo articolo della serie Avventure nel verde: il Castello della Pietra di Vobbia.

Considerato che per arrivare fin lassù bisogna fare molta strada consiglio di informarsi ed eventualmente prenotare sul sito del Parco Naturale Regionale dell’Antola.

Si tratta di una antica fortezza edificata intorno all’anno mille, arroccata tra due spuntoni di roccia in posizione strategica tra la Val Vobbia e la Valle Scrivia, a guardia dell’antica “via del sale” che era uno dei percorsi che univano Genova alla Val Padana.

Lungo questa strada avveniva lo scambio delle merci provenienti dal porto di Genova, tra cui l’importantissimo sale, con il grano e gli altri prodotti della Val Padana. 

Avventure nel verde: il Castello della Pietra
I due speroni di roccia

Il castello, dominando la valle, dava protezione ai mercanti in transito dagli assalti dei briganti e ai villaggi locali dalle incursioni dei Saraceni e, nello stesso tempo, permetteva la riscossione dei dazi sulle merci e sulle persone in transito.

Descriverlo a parole è difficile, vista l’unicità della sua struttura, incassata tra due speroni di roccia; da questa sua caratteristica costruttiva ha preso il nome lui e la famiglia che lo ha costruito.

Alcuni documenti del 1252 infatti nominano il feudatario Opizzone della Pietra, la cui famiglia assunse tale appellativo di “della Pietra”, proprio per il legame con l’ardita fortezza.

Avventure nel verde-Il Castello della Pietra
Una Fortezza inespugnabile
(LIJ)

«Grixio dragon chasciù pietrificoo,
ch’o tegne ancon potense de magia,
ecco da Vobbia rapida e sonante… o Castello da Pria»

(IT)

«Grigio dragone quassù pietrificato,
che ha ancora potenza di magia,
ecco da Vobbia rapida e sonante… il Castello della Pietra»

(Edoardo Firpo[2])
Luensu1959, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
Veduta aerea-Cortesia Luensu1959, Wikimedia Commons

Il castello, dominando la valle, dava protezione ai mercanti in transito dagli assalti dei briganti e ai villaggi locali dalle incursioni dei Saraceni e, nello stesso tempo, permetteva la riscossione dei dazi sulle merci in transito.

Colpisce la complessità dei suoi interni, con i suoi finti ingressi-trappola, il sistema di raccolta per l’acqua piovana, con relativa cisterna, il granaio, il mulino ed il forno per il pane e la ghiacciaia, dove veniva raccolta e pressata la neve per consevare i cibi.

La ghiacciaia era adiacente alla prigione, questo si che voleva dire andare al fresco!

Queste caratteristiche, unite al ponte levatoio, alle bocche da cannone e le feritoie per gli archibugi ne facevano una fortezza autosufficiente ed inespugnabile.

Come si arriva al Castello della Pietra?

Per raggiunere il Castello in auto potete seguire le indicazioni del navigatore sino a località Torre, ove troverete un ampio posteggio, poi però bisognerà comunque proseguire a piedi.

Una volta arrivati al parcheggio che si trova lungo la strada, salendo sulla sinistra, bisogna procedere a piedi lungo un sentiero in salita per una ventina di minuti, a questo non si scampa. Non si tratta di un percorso impegnativo né particolarmente lungo, ma se evitate di indossare le scarpe coi tacchi è meglio.

Se come me amate camminare potete invece arrivare in treno ad Isola del Cantone, uscire dal retro della stazione, proseguire a destra (il fiume deve stare sulla vostra sinistra) fino al ponte ad arco in mattoni, attraversarlo e seguire le indicazioni per Vobbietta e Vobbia seguendo la strada provinciale 8.

Il ponte in versione invernale

Per prima incontriamo Vobbietta, frazione di isola del cantone, ove si trova il lago artificiale di Savio, meta ideale d’estate per prendere il sole sulle rive o godersi il fresco sotto gli alberi nella zona attrezzata, un piccolo paradiso.

Proseguiamo per dieci minuti fino al “Ponte di Zan”, la cui leggenda dice fosse stato edificato dal diavolo in una sola notte, in cambio dell’anima di chi lo avesse attraversato per primo.

Un certo Zan (diminutivo di Gianni) risolse il problema con astuzia, ma non vi voglio rovinare la sorpresa, andate a leggere la storia!

Ponte di Zan-Cortesia Cosmin latan at it.wikipedia
Lago di Savio
Lago di Savio piccolo paradiso

Dopo un’altro quarto d’ora di cammino incontriamo sulla sinistra l’indicazione per il parcheggio e lì ci fermiamo.

Il Vobbia in questo tratto scorre in una stretta gola, quasi un canyon, scavato nella tipica roccia di questa zona, detta “conglomerato di Savignone”.

Questa roccia sembra a prima vista un’insieme casuale di ciottoli e sabbia, per poi rivelarsi al tatto solida e compatta.

In essa l’acqua scava in maniera insolita creando delle vere e proprie sculture naturali, in cui è facile scorgere profili umani, animali o oggetti strani.

All’inizio del sentiero una casetta in legno di castagno simile ad una palafitta scavalca il letto di un rivo e ospita il bar e la zona ristoro dove prendiamo un caffè prima della scalata.

Il sentiero è a tratti ripido e scavato nella roccia, ma abbastanza agevole e si snoda all’inizio in un fresco bosco di castagni.

Nel sottobosco sono molte le piante appartenenti a specie protette, come il Dente di Cane e la Belladonna e molte le farfalle, tra cui la Vanessa Atalanta; nelle zone più umide cresce una felce rara, l’Asplenium Fontanum, una specie comune nel periodo oligocenico, cioè all’inizio della prima era glaciale, un vero fossile vivente.

L’ultimo tratto è il più ripido, gradini scavati nella nuda roccia dove poche piante riescono a crescere, soprattutto piante grasse del genere “Sedum”, e capisci come mai fosse considerato inespugnabile.

Arrivati in cima uno sguardo al panorama mozzafiato, poi entriamo nella prima sala del castello; questa comunicava con l’esterno tramite un ponte levatoio, mentre all’interno per salire ai piani superiori esisteva solo una botola con una scala a pioli di legno, facile da togliere, intrappolando eventuali invasori nell’ingresso, rendendoli bersagli facili di frecce, pietre e olio bollente dall’alto.

Benvenuti nella botola!

Noi invece seguiamo la guida su per una comoda scala metallica fino alle sale superiori, vediamo gli alloggi del castellano e delle guardie, la cucina e la mensa, le tre grandi cisterne capaci di contenere centomila litri d’acqua, le prigioni, e il torrione da cui si domina la valle, vista splendida in ogni stagione.

La visita è guidata per motivi di sicurezza e per spiegare meglio i mille e più anni di storia del castello, le sue vicissitudini, come ci si viveva e le leggende a lui legate.

Sulla via del ritorno: il Sentiero dei Castellani

Finita la visita ringraziamo le bravissime guide e dopo aver lascito i nomi sul registro scendiamo a valle; se siete saliti su di mattino presto c’è la possibilità di una deviazione per allungare la gita, il Sentiero dei Castellani che inizia a metà discesa, segnalato da un cartello.

Tale sentiero ci condurrà agevolmente in 45 minuti al paese di Vobbia, e da lì sarà possibile riprendere la strada provinciale 8 per tornare a Isola del Cantone; pare che esista anche un’autobus, ma penso che faccia pochissime corse al giorno, praticamente è una leggenda! 🙂

Seguendolo a partire dal Castello incontreremo una zona pic nic con tavoli di legno in cui potremo fare una sosta e mangiarci due panini; poi lungo il percorso troveremo dei ruderi segnalati da dei cartelli che ne illustrano l’antico uso, come seccherecci, carbonaie o ghiacciaie.

Tali strutture testimoniano le antiche attività che consentivano il sostentamento degli abitanti della zona:

La raccolta ed essiccazione delle castagne nei seccherecci per farne farina, con cui si faceva il goloso Castagnaccio e molto altro;

La trasformazione nelle carbonaie della legna di Castagno in carbonella, il miglior combustibile di quei tempi per scaldarsi e far da mangiare;

La raccolta e conservazione della neve d’inverno nelle ghiacciaie che pressata diventava ghiaccio, per poi essere venduta in estate ai ricchi per rinfrescare le bevande e, pare, per farne sorbetti.

Le castagne erano la base dell’ alimentazione, e il legno del castagno molto richiesto sia come materiale da costruzione sia sotto forma di carbonella, e tale era l’importanza che si parla di Civiltà della Castagna in queste valli.

Tramonti a Nord Est

Vi saluto con un bel tramonto e vi invito a lasciarmi un commento, e a visitare questa e altre bellezze nascoste della nostra Valle Scrivia!

Se ti va, lascia un commento o un suggerimento!